Il lungo silenzio di questi giorni avvolge le mille parole che ho cercato per descrivere i cambiamenti dopo la traversata di sabato scorso da Cagliari a Palermo. Mille parole passate al setaccio, pesate una ad una e pronunciate con cadenze e sistemi vocalici diversi, come imparo dagli studi che sto, pigramente, affrontando.
Parole dolci che potrebbero descrivere il biliardo dell’asfalto in Costa Smeralda così diverse dalle aspre siracche per le buche o i restringimenti di corsia sull’autostrada (a pagamento) tra Cefalù e Gela.
(Aperta parentesi: io farei percorrere queste strade al nostro maleamato baciasalami ministro delle infrastrutture. Poi, ad ogni buca, un calcio in culo, Ad ogni restringimento due calci nelle parti basse. Alla fine del viaggio vediamo se ha ancora voglia di parlare di ponte sullo stretto! Siracca, chiusa parentesi).
Parole, dicevo, che non trovo per descrivere la bellezza e varietà del paesaggio e delle formazioni geologiche delle Madonie, che, al cospetto, considerata la noia della bellezza del mirto della Sardegna, solo le dune di Piscinas reggono il confronto. Sulla via per Caltanissetta ti accompagnano dei monti a forma di cono che sembrano disegnati da un bambino. O delle rupi dalle sembianze di Dolomiti in miniatura a volte sovrastate da senge pianeggianti, altre volte appuntite come denti di giganti. Il tutto immerso in un mare che deve essere stato di grano ed ora è una distesa ondeggiante, a volte bruciata, in cui i grandi rotoli di fieno appena falciato attendono senza fretta di essere rimossi.
Parole che non trovo per decidere se ho più gradito la fregola con il pesce (sia quella mangiata al ristorante che quelle da noi cucinate) o l’antipasto del Commissario, degustato sulla terrazza di Enzo a mare nello stesso tavolo dove mille volte ho visto Montalbano strafogarsi tra un morto ammazzato e una cammuria. O, ancora meglio, gli spaghetti con la zoccola che ho cucinato stasera.

L’ho comprata (la zoccola è un crostaceo tipico di questi posti) in una splendida pescheria di Scoglitti, qui vicino. Ovviamente assieme ad un quarto d’ora di chiacchiere con i simpatici negozianti.
E poi le spiagge, non fosse che in Sicilia le scambiano per posacenere (ogni volta che vedo un mozzicone sulla spiaggia lo auspico nel culo dell’immaginario fumatore) è davvero difficile scegliere la più bella. I colori del mare sono diversi, è vero: più sfumati in Sardegna, più rudi in Sicilia, ma la pace che si respira qui in questa stagione, per me che non amo il caos, quasi cancella ogni possibilità di confronto, anche con con le splendide sabbie troppo calpestate di Stintino.
Vogliamo parlare poi delle persone? Alla gentilezza sincera, ma austera, oserei dire fieramente isolana, che ci ha avvolto e fatto innamorare in Sardegna, si sostituisce la travolgente empatia dei locali. Che sia una passante con un cucciolo di lupo in piazza a Punta Secca che, al primo complimento al cane, inizia a parlarti della sua vita, che sia il factotum del campeggio di Cefalù che ti accoglie sorridente come un amico mentre è appeso ad un palo a montare lampadine o il cameriere che ti serve il vino e, ingaggiato con un “parlami di questo vino”, improvvisa, evidentemente impreparato, una sgangherata ed ammiccante descrizione del tutto fasulla, è impossibile scegliere da che parte stare. Se dalla parte della avvolgente compostezza o della travolgente empatia.
Dell’empatia dei siciliani ho approfittato a Caltanissetta, chiedendo a chiunque incontravo se conosceva Renato Falzone, il mio coinquilino nisseno del primo anno di Università a Pisa. Un passante, dalla dentatura sgangherata che si lamentava della vita locale, raccontandomi (come tutti) dei posti in cui era stato, non lo conosceva, ma, coincidenza, aveva lavorato nella stessa frazione di Pisa, Madonna dell’Acqua, dove abbiamo vissuto in quell’anno da matricole.
Compostezza avvolgente o empatia generalizzata? Fregola o Commissario? Sabbia rosa affollata o risacca solitaria?
La decisione è che non si può decidere. Sono due mondi e due bellezze incomparabili ed egualmente affascinanti.
Poi, sarà che questo momento è magico di suo e che tutto sembra un sogno e che questa vita da randagio mi sta prendendo nel profondo e non so come, e se, tornerò normale, ma ho capito una cosa che non c’entra con confronti impossibili, né con la Sicilia o la Sardegna in sé.

Alla fine ciò che conta non è dove sei. Possono esserci inguardabili immondizie sulla strada o affascinanti dune di sabbia, panorami da cartolina o strettoie da siracca, vicini di piazzola coatti e rumorosi o avvolgenti rumore di risacca (come in questo momento). Ciò che conta è – in primo luogo con chi sei, ma qui non parlo perché sconfinerei nello smelenso – cio che conta, dicevo, è saper scegliere di ricordare e fare tue, nell’intimo, tra tutte le istantanee emozioni che compongono il presente, solo quelle positive, eliminando automaticamente i (tanti, nel mio caso di persona un po’ nevrotica) momenti di giramento di palle.
Solo così ogni posto ed ogni momento ti sembrerà bello, speciale ed incomparabile con qualunque altro.

