Il lungo nastro d’asfalto srotolato nell’entroterra dietro San Teodoro ci porta verso Monti: un paesino perso nel nulla con nessuna o poche ragioni per essere raggiunto.

In realtà l’unico motivo per cui siamo arrivati sin qui è la fuga dal caos e dal caldo della (bellissima) spiaggia di San Teodoro verso un entroterra brullo e ricco di suggestioni banditesche. 

Ai lati della strada grossi massi di granito rosa ricordano dei menhir e delimitano antiche mezzadrie.

Il rosa del granito è spesso mescolato anche alla graniglia dell’asfalto che assume così un colore rosato, insolito e avvolgente. 

La vespa arranca sulle salite e l’andatura da pensionati lascia il tempo di osservare le innumerevoli querce con il tronco scortecciato fino ai rami. Nel tragitto si incontrano decine di camion carichi fino all’inverosimile del frutto di queste rapine. Si dice che la quercia non soffra perché la corteccia è come pelle morta. Certo è che se la guardi da vicino sembrano sanguinare e non è un bel vedere. 

Alla fine, dopo poco più di 60 km arriviamo a Monti.

Atterriamo giusto nel cortile di una Cantina del Vermentino alla quale, ovviamente, non resistiamo: 6 bottiglie trovano subito il posto anche su una vespa affaticata. 

Monti è un paese sonnolento, pochi bar distribuiti sulla via principale coi tavolini occupati dai pensionati locali. Non vogliamo disturbare la loro routine e scegliamo una paninoteca un po’ più avanti. 

Una gazzella dei Carabinieri staziona lì davanti. L’equipaggio di giovani militari si perde in rumorosi chicchiericci all’interno del locale. 

Nonostante la loro presenza, veniamo serviti con la solita ed avvolgente gentilezza. Possiamo così ripristinare il giusto livello di liquidi e zuccheri per affrontare i 60 e passa chilometri che ci separano (percorrendo la stessa strada) dal nostro campeggio. 

La cosa che rimane di questa lunga  scamellata in vespa è l’assenza di fauna locale. Avessimo visto, che ne so, un cinghiale, un’aquila, una volpe! Nemmeno il classico riccio attirato dal luccichio dell’asfalto e spiccicato sullo stesso!

Insomma, un deserto vegetale di querce, vigne ed abeti senza traccia di esseri viventi. 

Spossati e col culo dolorante ci godiamo, prima di andare a nanna,  il canto ritmico e monotono della nostra (forse) civetta nana. 

P.S.: ChatGPT stavolta ha cantato brutalmente. Interrogata con tanto di file audio, aveva suggerito fosse un usignolo. Niente da fare, nonostante tutte la mia sdolcinata ammirazione deve ancora migliorare.