L’odore di creme solari spalmate sui corpi dei troppi turisti ammassati su questa spiaggia di San Teodoro si confonde con quello di un sigaro fumato troppo vicino a me. Già il respiro è reso pesante dall’ansia di difendere il fazzoletto di sabbia faticosamente individuato e conquistato tra i diecimila ombrelloni privati che mi sembra di non riuscire a resistere in questo carnaio. 

Questo guazzabuglio di odori, fatiche e caldo infernale rischia di rovinare l’effetto benefico che la bellezza di questa sabbia bianca e del suo mare verde caraibico dovrebbe esercitare sul mio spirito di perenne vacanziero. 

Come è giusto che sia, e per fortuna, dopo un po’ lascio vincere alla bellezza e cosi parte una serie di riflessioni sul lungo periodo di assenza da questo blog. 

Non c’è un vero motivo alla base di questa assenza. O, forse, ce ne sono talmente tanti da rendere difficile selezionarne uno. 

Non so neanche se abbia senso provare a descriverne qualcuno, ma, così, pensando a quando, tra qualche tempo (spero molto) rileggerò queste righe, provo lo stesso ad esporne un paio. 

Il primo motivo è sostanzialmente dovuto alla pigrizia di fronte alla fatica di trasformare pensieri in parole scritte. Una specie di sindrome del foglio bianco. 

Forse contribuisce il fatto che ho smesso di studiare (si, questa è una cosa che ammetto con dolore, anche se non è detta ancora l’ultima parola) e quindi lo stimolo del “letterato” è venuto meno. Sta di fatto che nella cartella delle bozze della mia mente giacciono, mai trasformati, decine di incipit per un post di ripresa del racconto. 

Il secondo motivo è che la nostra vita ha preso un ritmo,  o meglio, più che un ritmo un andamento così ingarbugliato che dipanare la trama in un racconto anche lontanamente lineare richiede davvero tanta energia e anche un bel po’ di perizia narrativa. Torno poi su questo secondo motivo, perché il garbuglio (o meglio una versione semplificata dello stesso) è ciò di cui vorrei parlare. 

Il terzo motivo, e mi fermo qua con l’elenco, ha un po’ a che fare con un certo senso del pudore. In fondo, sbandierare una vita così positivamente ingarbugliata, mi mette in imbarazzo nei confronti di chi ne ha una, magari lo stesso ingarbugliata, ma non nello stesso verso. 

Ecco, detto questo, dovrei per coerenza chiuderla qui e salutare. Ma poi penso che, primo, nessuno o pochi leggeranno queste righe. Come detto, servono principalmente a me. E poi, secondo, in un’era dominata da instagram, dove l’immediatezza di una foto o di un reel sbatte in faccia a chiunque e senza possibili difese ogni tipo di felicità, ingarbugliare in un racconto ingarbugliato una vita ingarbugliata è sicuramente un approccio che permette a chi non vuole leggere di difendersi senza danni abbandonando subito dopo la prima riga. 

Dunque, abbozzata la spiegazione della lunga assenza, provo ad immergermi nel garbuglio del racconto. 

Se non sbaglio l’ultimo post parlava di vela. 

Tornavamo da una settimana di charter con lo skipper Gaetano nella costiera amalfitana, non avevo ancora la patente nautica e, soprattutto, non avevo una barca e, ancora più soprattutto, nessuna intenzione di averne una. 

E poi, invece, con un capitombolo delle intenzioni cosi tipico del mio agire, ci siamo lasciati trascinare nella costituzione di una società di charter, abbiamo acceso un leasing settennale ed ora siamo armatori di una nuovissima Hanse 410. Una barca da 41 piedi, 12 metri di lunghezza fuori tutto, che abbiamo battezzato El Diablo. 

Un nome che contiene le iniziali dei nostri nomi e che, come Gin Tonic (la nostra prima esperienza in barca)  è il nome di un cocktail. 

I quasi due anni di buco narrativo girano principalmente attorno a questa nuova avventura di armatori. 

Troppi sarebbero gli aneddoti sui quali ricamare, a partire dal trasferimento della barca (con Patrizio skipper) da Salerno a Rosignano o dalle crociere fatte l’anno scorso nell’arcipelago toscano con mia sorella e Enrico o con Manu e Roberto per arrivare alla meravigliosa costa ovest della Corsica di quest’anno in equipaggio ridotto (solo noi due). 

Ci sarebbe da perdersi a raccontare i progressi (ed i regressi) fatti da entrambi nel condurre ed ormeggiare il nostro gioiellino. 

Basta sapere che ogni dubbio o preoccupazione per l’esagerato e difficilmente giustificabile impegno anche economico che una barca richiede, scompare quando, appena fuori da un porto e già in mezzo al nulla, spegni il motore e ti fai portare dalle vele. 

Una sensazione di libertà e di armonia con ciò che ti sta attorno che ho provato, in forma diversa, solo poche volte durante qualcuno dei miei giri in montagna. 

Ma la barca non è tutto, anche se è abbastanza (reverse cit.). Nel mezzo tra l’autunno del 2023 ed oggi ci sta il viaggio in Argentina coi miei ragazzi, un’esperienza a ruolo ribaltato, da figlio al seguito, che mi porto dentro con tanta nostalgia. 

È descritta, parzialmente, nel classico blog di viaggio www.ITreDonisiInArgentina.blogspot.com. 

Ci sta il distacco da quello che era stato un nostro loco ameno, l’appartamento ai Boschetti venduto con qualche rimpianto e di seguito rimpiazzato con quello di Rosignano (arrivo dopo anche a questo). 

Ci sta il viaggio in camper in Bretagna con i Cassero e le bici. Noi neofiti e loro esperti abbiamo pedalato (per noi ) a lungo attraverso strade e paesini, sfidando carne greve ed emorroidi. 

Ci stanno i dieci giorni in camper al mare,  da soli con Leo. Una girandola di emozioni che hanno illuminato, di una luce assai bella, la differenza tra l’essere genitori e l’essere nonni. 

Ci sta anche un torrido agosto passato testardamente e stupidamente nel caldo della casa allora rumorosa di Caselle. Una lezione imparata e che non avrò bisogno di ripetere anche se ora il rumore, dopo la chiusura della strada vicina, è davvero quasi sparito. 

Ci stanno ancora un po’ di settimane settembrine in barca. Sempre nell’arcipelago toscano con un’ultima tratta di ritorno da Capraia che rimane nella mente per l’immagine di una Vale appesa al tavolo del pozzetto a contrastare un poderoso sbandamento. 

E poi ci sta lo scivolone reso se possibile ancor meno simpatico dal tradimento delle mie amate ciabattine. Quasi 4 mesi tra gesso, intervento e rieducazione per una frattura del malleolo peroneale. 

4 mesi di infermità che ho dilapidato, invece che per preparare un esame, per capire tutto della navigazione astronomica. 

Ci sta, e qui l’applauso è d’obbligo, la nascita di Layla la mia seconda nipotina. Una meraviglia di bimba che, ben accettata, si affianca alla meraviglia di Leo. Sono curioso di vedere, padre di due figli maschi,  come le mie doti di “papastro” espresse con la Vale piccolina si trasformeranno nelle attenzioni di un nonno finora abituato (anche qui)  ad un nipote maschio. 

Ci stanno così un paio di viaggi a Londra,  a supporto del periodo immediatamente precedente il parto e poi, in febbraio, in aiuto al trasloco dei ragazzi.

E ci sta, e siamo quasi alla fine, la costruzione di un nuovo loco ameno, a Rosignano. Un luminoso appartamento, a lungo cercato e molto bene sistemato che sarà il nostro appoggio ( o molto di più) sia d’estate che d’inverno. 

Ora, dopo quasi 4 settimane in barca in cui in solitaria (intendo noi due) ci siamo spinti nella costa occidentale della Corsica (posti meravigliosi che meriterebbero almeno un post ciascuno) ci troviamo in Sardegna in camper in lunga marcia di avvicinamento ad un rendez-vous con Miriam e Layla. 

Lo so, quando rileggerò queste righe penserò che ho volato troppo alto e sorvolato su troppe emozioni ed impressioni. Ma è già tanto aver riannodato un filo che si era da troppo tempo interrotto. 

Che poi il nodo sia quello giusto o che si sciolga al primo strattone lo vedremo prossimamente.

Per adesso mi fermo qui, non mi sembra il caso di passare dalla sindrome del foglio bianco alla logorrea. 

In fondo, in fondo, ci sta anche questo.