Provare piacere nell’annoiarsi, godere del dolce far niente, lasciarsi felicemente trasportare dal tempo senza patemi realizzativi : questa è la bellezza della noia.

Un obiettivo da asceti, da saggi, da filosofi (secondo alcuni è il mio perimetro…).
Vivere senza programmi però non è (ancora) il mio caso. Si, ho fatto qualche passo avanti, ma non sono certo cintura nera di perdigiorno. Provo ancora troppi sensi di colpa se passo una giornata, come oggi, senza aprire un libro, provare un quiz di carteggio o ripassare una sbobina di filologia romanza.
Parlando di questi giorni dopo Piscinas, ciascuno dei posti visti dopo, dalla spiaggia di Scivu alla strada costiera e montagnosa percorsa per arrivare qui a Sant’Antioco, per continuare con le spiagge di quest’isola, la sintesi è che ogni paesaggio offre spunti di bellezza tale che a volte ricordano e spesso sovrastano, quelli dei posti già visti. Tante volte capita di pensare di essere già passati per certe strade tortuose e strette, di aver visto già quel palo della luce di legno, stile vecchio West, un po’ piegato dal vento e abitato da qualche grossa cornacchia in attesa di prede. Per non dire delle selve di mirto o di ginepro, delle palme o delle cycas che spesso sbordano al centro della strada. Persino le buche, da evitare ondeggiando con la vespa, quasi sempre contrastato dal pauroso passeggero (😀) sembrano tutte uguali anche se certamente meno belle.
Insomma, è tutto così ripetitivamente bello che, giocando con le parole si potrebbe cambiare il titolo, con un chiasmo in “la noia della bellezza”.

