Capraia meriterebbe una sosta più lunga di un giorno solo. Si potrebbe fare trekking lungo i sentieri che la attraversano, godersi un po’ del suo sole seduti al tavolino di un bar lungo la banchina del porto e, perché no, sfidare le soddisfazioni date dal Pescianel con quelle di qualche altro ristorante. Urano ci dice che in uno di questi si mangia del pesce (anche cotto) molto buono.
A proposito di Urano, tutti abbiamo notato la sua trasformazione. Da quelle due parole e poche risate che gli uscivano i primi giorni, siamo passati alle foto di famiglia e paletot (cit.). Ci ha lungamente parlato del padre, Urano Senior, un artista stravagante nei tratti e nelle produzioni avanguardistiche ed originali come il tavolo di legno massiccio trapanato al punto da renderlo simile ad un geometrico formicaio. Ci ha mostrato le foto in bianco e nero del padre in compagnia di Ottavio Missoni o di Ottiero Ottieri, un impegnato scrittore molto considerato da Adriano Olivetti, per il quale lavorava come selezionatore del personale, ma non altrettanto stimato da Calvino o da Vittorini che ne stroncarono le opere letterarie.
Urano Palma senior era, insomma, un creativo irrequieto e poliedrico, probabilmente vissuto in modo sregolato e con andamenti economici altalenanti ed instabili. Urano (Junior) dà l’impressione di conservarne un ricordo amorevole, ma con un fondo di rimprovero per quella che deve essere stata una vita con molta probabilità risucchiata dagli egocentrismi di una personalità così singolare.
Diversa e di una morbida dolcezza è l’immagine (ed il ricordo) che ci offre della mamma. La sua foto, tratta da un vecchio libretto universitario, trasmette assieme i tratti di una persona dolce e, per così dire, più inquadrata. Lei, infatti, ragioniera (probabilmente di buona famiglia) aveva abbandonato gli studi alla Bocconi per amore di quell’artista così diverso da lei.
Dalle foto, la somiglianza è tutta col padre. Sono identici, si può dire, di nome e di fatto. E, a proposito di questo nome, torna fuori la domanda sulla sua genesi, ma Urano non ha mai conosciuto, né ne ha mai sentito parlare, il nonno paterno, autore di quella scelta. Non sa quindi se quel nome sia un omaggio alla divinità greca personificazione del cielo e nonno di Zeus, o, se come insinuo io, questo nome, così insolito, nasce dalle tendenze anarchiche del nonno intenzionato a non trovare tra i santi del calendario il nome del figlio. In effetti, Urano ci dice che lui non è battezzato e questo potrebbe anche essere un buon indizio a favore della mia ipotesi.
Al ritorno da Capraia a Rosignano si veleggia veloci tutto il tempo. Una bella bolina larga con vento da Nord ovest ci spinge veloci e senza bordi su una rotta a 40 gradi. Durante la lunga traversata, in mancanza degli avvistamenti di Elisabetta, intervalliamo le risate per le cazzate che spariamo (a titolo di esempio, Roberto ci avverte serio del pericolo radioattivo di un Urano impoverito…) alle lezioni di vela e, soprattutto, di nodi. Poi, quando manca più o meno un’ora all’arrivo, chiedo di fare ancora un po’ di pratica con le ultime virate ed abbattute.
L’arrivo alla Marina Cala dei Medici rovina un po’ la poesia della giornata. Un po’ perché è finita la vacanza in barca, un po’ perché c’è un traffico di imbarcazioni, in entrata e in attesa di fare rifornimento all’unico distributore, che ci costringe a qualche manovra a rischio di collisione. Urano, non senza difficoltà, con la sua calma serafica se la cava comunque egregiamente e riesce anche, con un mezzo marinaio usato come forchetta per avvolgere la sagola, a recuperare un parabordo caduto in mare nella concitazione dell’attracco alla banchina del distributore.
Ormeggiati al pontile, ultima birretta dell’ ormeggio e affettuoso saluto al nostro comandante che ci omaggia di un brindisi “al suo equipaggio”. In effetti più che un equipaggio siamo stati con lui degli amici e la sua verve da uomo di poche parole ha decretato per noi il giudizio finale di :” avercene di equipaggi così!”.

La cena al ristorante della marina con Stefano ed Emilia, il nostro “armatore” e la moglie, scorre veloce e condita da chiacchiere da vecchi amici. Peccato solo che Urano sia dovuto rientrare prima in treno, accompagnato in stazione da Roberto e Manu.
L’immagine di questa inaspettata esclusione, (probabilmente) dovuta solo all’ indisponibilità dI posto nell’auto di Stefano, ricolma di abiti e cibarie da caricare sul suo catamarano, ha creato in noi una certa amarezza perché, in fondo in fondo, ci eravamo affezionati al nostro comandante.

