Il gabbiano Gaetano galleggia testardo per ore a pochi metri dal Gin Tonic ancorato a sud di Capraia nella Cala del Moreto, sotto la torre degli Zenobiti. La piana circostante la torre un tempo ospitava un convento. L’immagine dei monaci reclusi nell’ asperità di questa scogliera ispira a Roberto suggestioni comicamente opposte alle mie. Ridiamo un quarto d’ora sul fatto se i monaci passassero il tempo a leggere e pregare o, invece, impegnati in meno edificanti pratiche sadomaso.

Nel frattempo Gaetano tenta vari abbordi, riuscendo anche, un’unica volta, a scagazzare sull’hard top. Il fatto che sia l’unico gabbiano che si avvicina e che sia così pervicace nel tenere la posizione, nonostante vari tentativi di allontanarlo, anche a secchiate, ci spinge a formulare delle ipotesi.
Forse non è soltanto in cerca di cibo. Non sarebbe il solo abituato a farlo e saremmo circondati. Forse è un emarginato, un bullizzato dalla sua comunità che cerca compagnia in quest’equipaggio che, solitario, assieme alle meduse (!) e ai pesci, staziona in questa zona ancora poco frequentata.
Forse è una regola della colonia: solo il più forte (e il più tenace) tra i gabbiani della colonia può ambire ad occupare posizioni vicine alle barche ed aspirare al recupero di qualche resto alimentare.
O, forse, è un gabbiano guardiano. La sua stazza lo consentirebbe. E lui è stato mandato dalla comunità proprio per tenerci lontani dalla scogliera dove nidificano centinai di gabbiani. Le rocce scoscese sono piene di incavature attorno alle quali volteggiano decine di gabbiani che spesso ingaggiano furiose battaglie aeree con degli aggressivi corvi neri. Il tutto sorvegliato da qualche rapace che volteggia in solitaria sopra le loro e le nostre teste. La battaglia tra volatili così diversi nel colore e nella forma delle ali ha il sapore di quei duelli, letti sui fumetti anni ‘70, ta gli Stuka e gli Spitfire.
Prima di gettare l’ancora avevamo rispettato l’obbligo di inchino alla Cala Rossa. La scogliera è ciò che resta del cono di un antico vulcano e il sole che la illumina di fronte le regala un colore rosso vivo davvero unico.

Tutto sto prologo perché in realtà non c’è granché da dire sul trasferimento da Portoferraio a Capraia. Zero vento e quindi tutto a motore. Per fortuna il trasferimento è movimentato da qualche eccitato avvistamento di delfini da parte di Elisabetta, la nostra abile vedetta.
La sorpresa, per fortuna non così amara, arriva al momento di ripartire per l’ormeggio al porto di Capraia. L’accensione del motore produce qualche insolito rumore che evidentemente comunica a Gaetano che il pericolo è passato permettendogli di smontare dal suo turno di guardia. Urano prova, senza riuscirci, ad ingranare la marcia e poi si arrende all’evidenza: la leva dell’invertitore è bloccata. Consente solo di mettere in folle, ma non di inserire la marcia. Il perno che commuta tra folle e marcia è incastrato e non esce come dovrebbe. Il perno torna sulla sua solo alla fine di una lunga serie di tentativi teleguidati da Rosignano dal meccanico Mario. Urano, torcia in testa, sembra uno speleologo infilato (letteralmente) nel gavone di poppa. Riesce, con calma serafica e senza neanche una siracca, a spingere fuori l’aggeggio, probabilmente grippato per mancanza di grasso. La scomoda ed imprevista manovra manuale consente di ripartire accompagnati da un lungo applauso indirizzato al nostro agile comandante e al bravo Mario. Rimane la considerazione che una barca di questo livello non dovrebbe essere in balia di questo tipo di imprevisti.

Avevo già iniziato a temere per l’unica cena fuori di questa vacanza in barca. Al Pescianel, detto il Crudino, un chiosco in banchina che serve un delizioso menu di crudité. Grazie a Urano e a Mario, siamo invece riusciti nell’impresa che, come già a luglio dello scorso anno, lascia un ottimo ricordo.
A dire il vero, per finire in bellezza, la soluzione dell’avaria ha visto protagonista anche un meccanico in seconda. Ma qui lascio la parola al video di Roberto girato, ovviamente, solo dopo esserci lasciati il problema alle spalle.

