Il vento caldo dell’estate

Che poi è un bel Maestrale che spazza la costa e ti soffia sulla faccia mentre sfrecci con la vespa per le lande dell’Oristanese.

Dopo una giornata intera di pioggia, interrotta solo per un paio d’ore, giusto il tempo di una passeggiata sulla spiaggia di Is Arenas, il tempo, oggi, si è rimesso al bello. E allora, via con la vespa verso la spiaggia di Is Arutas. Il paesaggio è talmente bello, selvaggio, ricco di sfumature, dal giallo del grano in qualche caso ancora non colto, al blu del mare profondo che prima si presenta bianco e poi verde chiaro e poi ancora verde scuro. Quando giro la testa ai lati della strada e vedo la vegetazione che ne assedia i bordi, penso che se qualcuno inventasse la formula per trasformare il mirto in oro, la Sardegna sarebbe la regione più ricca dell’Universo.

Ad un certo punto però prevale la mia voglia di improvvisare e di cambiare programma. Un cartello marrone, di quelli che indicano posti di interesse turistico, mi invita a svoltare verso Putzu idu. “E bene fu!” (Come diceva il mio papà…). Arriviamo in un piccolo villaggio, per la verità già avviato verso livelli di occupazione turistica elevati. Alle spalle una grande laguna dove in lontananza stazionano delle colonie di fenicotteri. Lungo una lingua di terra che porta verso la punta di Capo Mannu una spiaggia bianca degrada lentamente su un mare dai colori indimenticabili. É d’obbligo un caffè con vista su questa meraviglia.

Il mare di Putzu Idu

La mattina la passiamo però in spiaggia a Mesa Longa, un’insenatura tonda e poco affollata spalleggiata da un parcheggio sterrato su cui stazionano anche alcuni camper. È certamente un modo meno “studiato” quello di vivere una vacanza in camper fuori dai campeggi bivaccando, molto spesso abusivamente, in questi contesti selvaggi e affascinanti. Forse è anche il modo giusto, ma per adesso non è il mio. Mi piace più l’idea di lasciare il rospo al sicuro in un campeggio e girare liberamente e con facilità con la mia vespa.

Il golfo di Mesa Longa

Il pomeriggio – oggi si salta il pranzo – rispettiamo il programma originario e arriviamo a Is Arutas. La spiaggia è un incanto. Affollata il giusto, per lo più da comitive di ragazzi, è una graniglia di sassolini bianchi, opachi o trasparenti, resti di conchiglie e pochi granelli neri, lisci ed opachi. La sensazione è di avere l’oro tra le dita.

La spiaggia di Is Arutas
I suoi sassolini

Il mare (il maestrale non perdona) è mosso. Le onde ti travolgono con violenza aiutate anche dalla ripida discesa della battigia. L’acqua però è calda e fare il bagno è una goduria.

Quasi come il panorama e la cena con tramonto a S’Archittu, dove siamo tornati per vedere se la gelateria del milanese che avevamo conosciuto 5 anni fa era ancora lì. Per esserci, c’era. Ma era chiusa. O il Milanese è ancora a casa o chissà…

Lo scopriremo tra cinque anni. Domani si riparte verso sud.

S’Archittu
Il tramonto di fronte a S’Archittu

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