In barca a vela si assiste al tripudio delle dicotomie. Quasi tutto è binario, e non nel senso digitale del termine, che, soprattutto sulla piacevolmente spartana Smile (il Dufour 405 noleggiato per questa settimana) il digitale è quasi completamente assente.
È binaria, ad esempio, la definizione delle mura: o sono a dritta o a sinistra. Mura al centro o a tre quarti non esiste. Per cambiare andatura, o orzi o poggi. Con le cime, o cazzi o laschi. L’andatura è o portante o risalente. Vai a prua o a poppa. I nodi, o riescono o fanno schifo. Le vele, o ingrassano o smagriscono. Persino le eliche sono o destrorse o sinistrorse: ci fosse un’elica di centro, il mona di Renzi la sceglierebbe come simbolo del partitino nato dal suo ennesimo tradimento.
Vabbè, questa è una delle mie tipiche supercazzole.
In questo caso, l’inutile volteggio di parole ignora, appositamente, le mille sfumature di questo affascinante mondo che ne è invece ricco.
Il quadro di queste giornate sembra però essere pennellato da un forte tratto bicolore senza troppe gradazioni. Prima di descriverne i dettagli, due parole almeno sulla splendida costa sud dell’Isola di Capri.
A parte poche eccezioni, come il faro che la preannuncia e la famosa Villa rossa di Curzio Malaparte, è completamente disabitata e cade a strapiombo su un mare di un color petrolio scuro che, così intenso, quasi nero e così ricco di riflessi, nonostante la foschia, non l’avevo mai visto.

E due parole le merita anche la sosta fatta vicino ai famosi faraglioni. Grazie alla stagione, abbiamo potuto ancorare in rada senza troppi vicini attorno, giusto qualche yacht da ricconi. Passiamo così la giornata ad un sole altalenante, intervallando bagni rigeneranti immersi in un acquario di pesci voracemente richiamati dalle briciole lanciate dalla barca.

Tornando al (fittizio) mondo binario della barca a vela, sono due le dicotomie che hanno dominato gli ultimi due giorni.
La prima è questa. O c’era troppo vento per andare a vela o non ce n’era per niente. Risultato: poca vela e tanto motore. Situazione che, soprattutto per il borbottio di fondo, un pochino ammazza il poetico sapore di questi panorami.
La seconda: o c’era un mare troppo calmo, quasi un lago, oppure un mare grosso, non da leggenda marinara, ma un po’ troppo agitato per dare tranquillità di governo a vela. E quindi il risultato è stato quello di rinunciare ai bordeggi (quando il vento lo poteva consentire) e di spostarsi ancora una volta a motore.
Il culmine però lo si è raggiunto la notte scorsa. Dopo un’ottima cenetta al ristorante Mariagrazia di Nerano, il primo approdo della Costiera proveniendo da Capri, un mare calmo ha cullato il nostro sonno iniziale, ormeggiati ad una delle boe a disposizione dei clienti.

Alle 1.39, il mare ha cambiato improvvisamente di stato, generando un beccheggio così forte da rendere impossibile dormire. La prua della barca, dove abbiamo la nostra cabina, ha iniziato a sollevarsi senza fine sbattendo poi rumorosamente contro le onde.
Noi, lupi di mare senza problemi di rigetto (almeno finora) siamo comunque riusciti a riaddormentarci, tranquillizzati dal sicuro ormeggio e dal fatto che sembrava solo un po’ di mare grosso.
Alle 5, invece anche il tempo ha deciso di cambiare. Improvvisamente un vento forte ed una pioggia insistente hanno avvolto la barca.
Il vento e la pioggia si sono trasformati poi, per pochi minuti, in un turbine da potente autolavaggio che ha sollevato il nostro tender, che stava appoggiato sulla coperta di prua, scaraventandolo violentemente in mare.
Fortunatamente la cima che lo teneva legato alla barca ha tenuto bene, impedendo che il piccolo canotto finisse in Libia, ma la cosa ha costretto Gaetano ad una spericolata manovra di recupero sotto la furia della piccola tromba d’aria evidentemente all’origine del tutto.
Come prima esperienza di confronto con una situazione di pericolo devo dire che, alla fine, non abbiamo mai avuto paura. La sicurezza di un ormeggio alla boa, piuttosto che all’ancora in rada, ha fatto la differenza. Merito dell’atteggiamento prudente e di buona pratica marinara di Gaetano che, oltre a gestire con calma rassicurante il momento, aveva anche preferito spostarsi dalla rada di Capri proprio per quell’eccesso di prudenza e di sopravvalutazione dei possibili rischi che deve caratterizzare ogni decisione in mare (come in montagna).
Al risveglio (nostro, perché Gaetano non ha più dormito) le condizioni del tempo erano tornate normali e solo il mare rimasto troppo grosso ci ha impedito di spiegare le vele in una giornata che ha virato verso il bel tempo. Il regalo delle sventolate notturne è stato una limpida visibilità che era mancata in questi giorni.

