Quattro passi in miniera

Forse anche cinque. Tanti sono i valichi che abbiamo dovuto attraversare oggi. Ci sono delle spiagge in Sardegna che forse è meglio raggiungere solo dal mare. Una di queste è sicuramente quella in cui, secondo la scelta di Elisabetta, avremmo dovuto accedere dal campeggio Sciopadroxiu. Il posto dove siamo arrivati oggi.

Dopo un lungo tratto su strade statali, a volte anche a 4 corsie, il navigatore ci indirizza verso una paio di strade, sempre statali, ma a mezza corsia. E, soprattutto, piene di curve e tornanti. Un camel trophy così impegnativo alla guida del Rospo non l’avevo ancora provato.

Ad un certo punto ci siamo trovati a passare, in pratica, attraverso un portone aperto. Un arco, come un accesso ad un cortile privato, largo poco più di tre metri e alto tanto che ti viene da abbassare la testa per passarci sotto. Contro il navigatore per camion che mi ha portato qui e che ho comprato convinto di evitare situazioni simili è partita una raffica di siracche che hanno fatto tremare lo stesso portone.

Ma il bello arriva nell’ultimo tratto, unico percorso per arrivare al campeggio. Si passa, su un lungo tratto di strada sterrata, ovviamente dissestata, attraverso le rovine di una vecchia miniera. Penso che il Rally della Sardegna veda in questa zona una delle tappe più impegnative ed emozionanti. Peccato che, affrontare queste strade con il Rospo, sentendo i bicchieri e le stoviglie sobbalzare dentro gli armadietti, non sia la stessa cosa.

Il campeggio però ripaga della fatica. Siamo sistemati su una piazzola alta che guarda, davvero in lontananza, il mare. Prima di questo una serie di dune di sabbia, alte come montagne e ricoperte parzialmente di vegetazione danno l’idea di un paesaggio unico. La tensione per la guida e la voglia di godere dei versi degli uccelli e del volo di grandi farfalle nere e gialle che riempiono questa atmosfera ci blocca qui tutto il giorno. In mezzo alle casette dei minatori, ora trasformate in miniappartamenti vacanza, gli unici rumori sono i cinguettii, l’aspirapolvere che Elisabetta passa dentro al camper per farsi perdonare della scelta del campeggio (scherzo ovviamente), le mie siracche quando, con gesto spastico, muovo maldestramente le squadrette da carteggio cannando così, di poco, la simulazione d’esame.

La nostra piazzola. Sullo sfondo le dune di sabbia
Uccellino campeggiatore
La farfalla e sullo sfondo le casette dei minatori

La cena al ristorante del campeggio, quasi troppo serio rispetto alla rustica semplicità del resto, è la giusta, ottima e per niente cara ricompensa alle fatiche della giornata.

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