Caccia selvaggia

Ieri, facendo check-in, abbiamo parlato con il guardiano del camping Torre del Porticciolo di Alghero e del suo dialetto che deriva dalla lingua catalana. Sembra preparato sulla storia della città e sulle lingue sarde e mi elenca tutta la serie delle varianti di questa lingua romanza. Un piccolo ripasso dal vivo per l’esame di filologia. A proposito di lingue e di neologismi, adesso va di moda denominarsi glamping, crasi di glamour e camping… In effetti, anche se molto semplice, questo è un bel campeggio. La nostra piazzola è spaziosa e tranquilla e anche se non ha vista mare come a Capo d’Orso, mi piace molto. La spiaggia qui sotto dà su un golfo tranquillo protetto da una torre di avvistamento e in questa stagione non è molto affollata.

Oggi invece abbiamo fatto un giro a Capo Caccia la punta più a sud di questo “ricciolo” di costa che delimita l’estremo ovest dell’isola. A picco sul mare staziona il faro che è però inaccessibile perché all’interno di una zona militare. Alla fine della strada che porta fino al faro si può scendere da una ripida scalinata e visitare le grotte di Nettuno. Noi però preferiamo berci un caffè seduti al bar qui sopra che ha un che da rifugio alpino. Poi, leggermente nauseati dalla calca di gente e anche un po’ storditi da un rumoroso gruppo di ragazze spagnole che, a suon di sorsi di birra si accavallano in chiassosi racconti con cadenze simili al dialetto veronese, decidiamo di tornare indietro.

Il faro di Capo Caccia

E fu bene! Come diceva il mio papà quelle poche volte che l’ho visto giocare a briscola e pescare una buona carta. Ci siamo infatti fermati, quasi per caso, nella spiaggia Tramariglio. Una caletta sabbiosa con un baretto/ristorante gestito da persone deliziose.

Quando arriviamo siamo i soli assieme ad una giovane coppia di stranieri, forse slavi. Visto che il posto ci piace e che pensiamo di fermarci anche a mangiare, la facciamo completa e affittiamo due lettini per passare in tutta comodità una splendida giornata di sole e mare. Ovviamente ne approfitto per fare due chiacchiere con i gestori del bar e, parlando di cibo, mi consigliano L’Assassino, a Sassari. Me lo segno qui, chissà che una volta o l’altra ci capiti davvero.

Il bar della spiaggia Tramariglio

Nel pomeriggio, dopo un’ottima pasta con calamari e burrata, la spiaggia si affolla un po’. Riceviamo anche la visita di una mamma cinghiale con i suoi tre cuccioli. Sembra abituata ad avvicinare le persone per cercare di farsi allungare del cibo e non ha atteggiamenti pericolosi. O almeno così sembra. E pensare che avevo appena finito di comprare uno squisito salame di cinghiale dal solito produttore di formaggi e salumi che, dall’interno dell’Isola, batte le spiagge in cerca di clienti.

Un rallenty selvaggio

Devo dire che, combinare in un solo giorno, l’ascolto di due lezioni di filologia romanza, un test d’esame di carteggio (promosso!), due-tre nuotate in un mare stupendo, una mezza ronfata su un lettino al sole, un bel giro in vespa, una deliziosa calamarata vista mare a pranzo, un selvaggio e per fortuna innocuo incontro con la fauna locale e una rilassante e leggera cena all’aperto culminata con un leggerissimo gin tonic (con il litro di gin Mare che è da Londra che ci portiamo dietro) è come aver vissuto una giornata di 50 ore.

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