La sabbia della spiaggia del relitto, a Caprera, è più fina è più bianca di quella della Rena Bianca in Costa Smeralda dove siamo stati ieri. E, già questo, è un indizio di come ho vissuto i due contesti.

In Costa Smeralda capisci che sei in un posto esclusivo (vorrei dire da cagacazzo) a partire dal costo del parcheggio. Anche per la moto sono 2 euro l’ora. In realtà avrei potuto uscire senza pagare, sgattaiolando senza fatica tra le larghe recinzioni non pensate per le moto. Mi dispiaceva però ingannare il ragazzo della guardiola che era lì per lavorare. Quando usciamo, pagando 6 euro di parcheggio e 1 euro per il bagno (!) chiacchiero un po’ con lui. Mi dice che, d’estate, i vigili multano spesso le macchine irregolarmente parcheggiate lungo la strada sterrata che porta alla spiaggia, protetta si fa per dire, da un cartello di divieto di transito.
Che siamo in un posto esclusivo lo capisco anche dalla difficoltà a raggiungere il mare a Porto Cervo. Per la verità non ci abbiamo veramente provato, ma il senso da Billionaire che respiri mi fa profondamente schifo. Vedere i cartelloni che lo pubblicizzano (il Billionaire) mi richiama alla mente il ministro del turismo e questo governo di post fascisti. Il pensiero mi rivolta lo stomaco come fossi a testa in giù. Più o meno come me li immagino.
Insomma, per dirla tutta, la spiaggia di Rena bianca e Cala di Volpe in cui siamo stati ieri sono, senza dubbio, paesaggisticamente affascinanti, ma l’aria che si respira non è quella che mi si addice.
Ben diversa l’esperienza di oggi a La Maddalena e a Caprera.
Il traghetto da Palau impiega poco più di un quarto d’ora e con la vespa il senso di dominio delle strade affacciate sulle coste ricoperte di mirto e spesso brutalmente dissestate dalle radici dei pini marittimi, è totale.
Da queste parti sembra tutto più semplice, libero, selvaggio, quasi abbandonato alla natura. Come ciò che resta del villaggio Club Med dove ero stato nel 2006 coi ragazzi. Una vacanza bellissima dove i due si erano eclissati dopo mezz’ora dall’arrivo mentre io lottavo contro l’assedio delle “vespe”: nugoli di donne, tutte separate, che popolavano il villaggio e facevano a gara per mangiare assieme a me.
A parte questo ricordo, ovviamente romanzato, è davvero un peccato che quello che era stato uno dei primi villaggi della catena francese, oggi sia completamente in rovina.


Della spiaggia del relitto ho già detto all’inizio. Sabbia bianchissima a riva e pescioloni enormi tra i resti del barcone affondato sono il contorno di questo scorcio di fine giornata. Prima di rientrare però sotto un manto di nuvole minacciose, ripassiamo dal mio amico pescivendolo. Noi abbiamo ancora mezzo pacco di fregola e lui, oltre alle delizie dell’altro giorno, ha anche degli splendidi gamberi rossi. Li abbiamo assaporati, libidinosamente, assieme ad una bottiglia di champagne che non eravamo riusciti a bere in barca con la Manu e Roby.


