Lo zoo di roccia

Il pranzo prepagato sul traghetto Cruise Sardegna della compagnia Grimaldi è a base di cibi precotti. Ha ugualmente un che di elegante servito su tavoli bene apparecchiati e con vista mare. Il tempo del tragitto da Livorno ad Olbia, circa nove ore, scorre veloce tra una dormita in cabina e un caffè al bar del ponte 11. Unica nota negativa di questo viaggio è la puzza che impesta il camper grazie ad un camion con delle povere mucche ammassate sui due piani dei rimorchi. La compassione per quelle povere bestie annulla però totalmente il disappunto per il fetore.

Pranzo in nave

Arriviamo a tarda sera al campeggio Capo d’Orso, in località Saline, a Palau. Adriano, il mio vicino di piazzola mi avvicina subito e mi fa subito un favore: mi aiuta a sistemare il cavo della corrente. Ha voglia di scambiare due chiacchiere con un italiano dal momento che il campeggio è dominato da stranieri. Domani scoprirò che, anche lui ha bisogno di un favore…

Siamo piazzati bene, lo sguardo diretto al mare ispira serenità e motivo di ripasso delle luci dei fari: periodo, frequenze, colore dei lampeggi. Il Faro di Capo Ferro, spesso presente negli esercizi di carteggio è proprio qui di fronte, anche se lontano.

In questo posto voglio non aver programmi troppo precisi, le cose da vedere sono tante, ma io non sono un turista in ferie, ma un grey people, una persona in vacanza perenne. Quindi, anche aiutato dalle condizioni meteo, variabili, ma non sempre belle, centellino disordinatamente gli attimi delle mie giornate. Mi alzo presto, studio un pochino, faccio le simulazioni di esame per la patente nautica (bocciato!). Giriamo in vespa, a volte bardati con antipioggia e ancora con il copri gambe invernale. Spesso volteggio, alla Nanni Moretti, coinvolgendo una riluttante ed impaurita Elisabetta che mi batte spesso i pugni sulla schiena per farmi rallentare.

Filando lisci sul nastro aggrovigliato delle strade provinciali (tenute veramente bene, bisogna dirlo) oggi siamo arrivati a Porto Pollo. La spiaggia di sabbia rosa e grossolana è semi deserta in questo periodo e mi godo in solitaria un bagno tonificante subito prima che il tempo cambi e volga in pioggia, anche se per poco. Le solite due chiacchiere qualcuno del posto, una bella signora di un ciringuito all’inizio dell’istmo. Dall’accento sembra più la sciura milanese che ha chiuso bottega cercando fortuna nella miniera d’oro dei turisti di questi luoghi.

Chiediamo a lei notizie sull’Isola dei Gabbiani, l’isolotto collegato dall’istmo di cui sopra. Non che ce ne fosse bisogno, Luca, il mio amico falegname, me lo ha messo nei “must” da visitare nella sua lista del cuore.

La scoperta dell’isola, a piedi, è un susseguirsi di esclamazioni di entusiasmo solo in parte attenuate da quei pochi deficienti che non rinunciano all’auto nemmeno per percorrere quel chilometro che basta a circumnavigare questa meraviglia. E nemmeno lo stato di abbandono del villaggio/azienda agricola Korokoro che si trova appena superata la lingua di terra. Le rocce granitiche corrose dalle onde danno forma ad animali immaginari che competono con il famoso orso del capo omonimo ormai sgretolato dal tempo e dalle intemperie. Qui è tutto così bello che viene voglia di informarsi per avviare una ennesima attività di ristrutturazione 😀.

Il nastro del tempo di questa giornata ci consente, dopo i bagni di sole e di mare ed una serie di bocciature nelle simulazioni dei test, di scarrozzarci a Santa Teresa di Gallura alla ricerca di qualcosa da mangiare. Ci accontentiamo di un pezzo di pizza al taglio nella zona pedonale e poi sfrecciamo a Capo Testa, un altro punto della costa, dove troneggia un faro spesso usato come punto cospicuo negli esercizi di carteggio.

Il faro di Capo Testa

Ma è in serata che la giornata prende la piega giusta in direzione dello scambio di esperienze coi locali. L’occasione è la voglia di pesce. È dai bastoncini del Capitan Findus, abbrustoliti in barca, che ho voglia di cancellare quel ricordo con del pescato vero.

Entriamo in una delle due pescherie affiancate sulla Via Nazionale e capiamo subito, da come maneggia i coltelli per sfilettare una ricciola, che il pescivendolo se ne intende di cucina. E, infatti, quando gli comunico la mia intenzione di preparare la fregola col pesce, mi concede (ed è un onore) un pugno di vongole selvatiche del posto, le arselle, e mi pulisce gli ingredienti secondo la sua ricetta: oltre alle vongole (tutte ancora aperte e vive) cozze, calamari e scampetti.

In effetti il risultato, anche grazie alla fregola comprata qui sul posto è notevole e si sposa perfettamente col Vermentino di Sardegna velocemente evaporato dalla bottiglia.

Dimenticavo di parlare del favore chiesto da Adriano il primo giorno. In pratica, fumando quasi di nascosto dalla moglie, ci ha chiesto di comprargli una stecca di sigarette e di consegnargliela furtivamente. Che, in pratica, è l’unica cosa che abbiamo fatto ieri, scendendo a Palau solo per quello.

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