Per celebrare un podio servirebbe tempo, riflessione, giusta memoria. Assegnare un posto sul podio non può essere un’operazione frettolosa né, tanto meno, istintiva.
Il podio, che sia un primo, un secondo o un terzo posto, merita un’analisi profonda, che scavi nelle emozioni dei ricordi. Un’esplorazione che purifichi dalle impressioni effimere e si basi su fotogrammi indelebili ed esplosivi della mente.
Se scrivo queste cose è perché oggi ho avuto la tentazione di assegnare un terzo posto, sul podio delle mie emozioni, alla spiaggia de Las Piscinas, alle dune che la precedono, ai monti che la osservano e a tutto l’insieme di questo luogo (compreso il campeggio, grazie Eli…).
Tentazione forte e persistente. I primi due posti sono, per ora, inamovibili. Sopra tutti sta Uluru, la montagna rossa al centro dell’Australia. La sua unicità trasmette un senso di divinità ancestrale che travolge anche il più agnostico dei miscredenti come me.
Al secondo posto sta il Gran Canyon che batte di misura le Dolomiti, solo per l’effetto sorpresa che ti stordisce quando te lo vedi davanti, anzi di sotto.
Al terzo posto, finora (oltre alle Dolomiti che democristianamente potrebbero guadagnarsi un ex-equo al secondo posto ) se la contendevano un po’ di luoghi che sono stati messi in discussione da Las Piscinas. Ognuno di questi posti ha qualcosa che ho rivisto oggi in un posto solo. Ed è questo il motivo per cui la tentazione di assegnare il terzo posto è così forte.



Ho rivissuto le sconnessioni selvagge di Fraser Island, le onde rumorose e feroci di Byron Bay, la vista delle montagne che circondano il mio lago, il calore della sabbia che pestavo da bambino, i colori del mare della Riserva dello Zingaro o di Elafonissos, ma, forse, il motivo che è più alla base della tentazione di assegnare il terzo posto è la presenza delle dune. Come indecise tra essere deserto o vegetazione, stanno timidamente nascoste tra i cespugli, ma diventano abbaglianti quando si mostrano. Sembrano alte come montagne, sono ruvide nei contorni e poi si ammorbidiscono nel degradare dolcemente a formare l’immensa spiaggia che, sia pur popolata (soprattutto da stranieri) sembra vuota e silenziosa. Insomma, un’insolito ossimoro di timidezza e sfrontatezza della Natura che, complice la luce di una bella giornata, rende questo posto uno spettacolo affascinante
Unico neo, una coppia di locali con bambino, che hanno deciso di installarsi qui vicino. Le urla della ragazza mentre gioca con quello che penso sia il figlio sembrano quelle di una pazza liberata da vent’anni di prigionia. Scopro poi, grazie ad Elisabetta, che non è la mamma. Forse la zia. Questo spiega la smodata, chiassosa e fastidiosa goffaggine nel modo di giocare col bimbo, fortunatamente molto più silenzioso. Certamente lei esagera per inesperienza e insicurezza e lui si starà chiedendo a chi è finito in mano… Alla fine però , spiegato anche questa piccolo fastidio, e perdonata l‘inesperienza, questo posto il podio se lo merita davvero.




