In attesa di essere imbarcati sul traghetto per Olbia riavvolgo il film di questi pochi giorni successivi allo sbarco dal Gin Tonic. Ma prima devo spendere due parole sulle siracche assunte in cielo subito dopo aver bellamente mancato al volo il bivio per il molo della Grimaldi. C’è da dire che, traffico a parte, le indicazioni stradali per il porto, e in particolare quelle per la Grimaldi, sono scarse e poco visibili. E quindi, costretti ad imboccare l’autostrada verso Pisa, ci siamo incastrati in un lungo e caotico giro alla fine del quale, evitata fortunosamente la coda per entrare a Livorno, riusciamo ad arrivare all’imbarco. Una lunga fila di bilici senza motrice viene manovrata in velocità da carrelli a guida bidirezionale. Ancor più che dalle manovre di imbarco di auto o camper, esclusivamente tedeschi o olandesi e tutto sommato non così tanti, la partenza viene ritardata di un’ora dal carico di questi rimorchi.
Vabbè, diciamo che lo stress di questi momenti mi offre lo spunto per parlare del senso del tempo e di come questo si modifica quando sei in vacanza, ma non in ferie. Un po’ alla volta ti apri alle varianti che lo svolgere della giornata ti offre. Piani ed orari sfumano e gli eventi prendono direzioni inaspettate. Qualche esempio per capire.
Esempio n.1: tutti pronti per andare in vespa a Vada, 15 km dal nostro agricampeggio a cercare un adattatore per la presa esterna del gas (senza ricordare che già lo avevamo comprato a Natale). La vespa non parte, ha la batteria scarica (zero siracche). Poco male, invece di andare a Vada smonto la batteria con attrezzi di fortuna (cento siracche) e la metto in carica, grazie all’aiuto di Simone.
A Vada si vada domani.
Esempio n.2: anche Simone deve cambiare la batteria del suo Liberty. A cena ci propone di accompagnarci in negozio il mattino dopo. Oltre ad aver preso la batteria, passiamo con lui praticamente tutta la mattina, anche a fare la spesa al Consorzio agrario col suo pick up. Ci immergiamo in reciproci racconti di viaggio facendo la conoscenza con la decina di donne di diverse nazionalità che lo hanno accompagnato nei viaggi e nella vita. Parliamo di cibo e dei suoi animali da cortile. Di genitori, dei suoi nonni e della sua passione per i trattori e per le auto storiche. Scopriamo che possiede un Duetto Alfa Romeo che a sera tardi, prima degli ultimi saluti ci farà vedere. Cosa c’entra questo col senso del tempo? A parte il fatto che chiacchierare a ruota libera con persone interessanti lo rende leggero, l’associazione nasce dalla domanda, anzi dalla nostra risposta alla domanda che, prima di tutto questo giro Simone c’ha fatto. Con la sua inconfondibile cadenza toscana, dopo la visita obbligatoria al negozio di batterie, ci chiede se abbiamo problemi di tempo e dobbiamo subito ritornare in campeggio. La risposta non è stata: “ tranquillo, siamo in vacanza” e, ovviamente, nemmeno “si, dobbiamo tornare a fare un bucato”. Ci siamo guardati negli occhi, Elisabetta ed io e abbiamo risposto, con un calendario bianco nella testa, “ tranquillo, non abbiamo più nessun impegno”. Ecco, quel calendario bianco, apparso così come sfondo alla direzione piacevole che aveva preso la mattinata, dà l’idea del nostro senso del tempo.
Il rapporto con Simone, la sorella Roberta, il compagno Davide e anche con la piccola Giorgia, si è sviluppato in questi giorni in direzione di un’amichevole confidenza coinvolgendo infine anche il babbo di Simone che ci offre 6 uova fresche appena raccolte. Il Babbo, fa sempre un giro nei pollai la mattina per sottrarre le uova ai voraci corvi o ai maleducati turisti che, solo perché un po’ in confidenza, pensano di potersene appropriare senza chiedere. Simone ci racconta del salvataggio in extremis di due uova di tacchino che un tedesco (maleducato) aveva prelevato e stava lavando per farne una frittata. Lui le aveva fatte covare da una gallina ben disposta proprio per essere sicuro di ottenere due nuovi tacchini. Immagina che faccia avrebbe fatto quel turista, quando al posto di un bel tuorlo rosso avrebbe fatto la sua comparsa uno spelacchiato ed immaturo pulcino.
Con Simone, Roberta e Davide, durante il giorno se serve, ma soprattutto dopo cena, ci si perde in racconti e scambi di esperienze come ci conoscessimo da tempo. Simone ci invita a tornare per gustare, a pranzo, uno dei suoi piccioni, dal momento che, in mattinata, avevamo parlato della cucina toscana. Il senso del tempo che mi sta crescendo dentro mi dice che torneremo, magari a raccogliere assieme a loro le olive.
Di fronte a questi nuovi innesti di rapporti umani, anche le visite a luoghi paesaggisticamente caratteristici, come le spiagge bianche di Rosignano Solvay od il paese di Castoglioncello, perdono di fascino. Si, perché ti immergono in una realtà “da turista” così diversa e meno attraente dell’atmosfera famigliare vissuta all’Agricampeggio De Santis.



C’è poi una sfumatura di senso del dovere che bordeggia, altalenante, sulle onde delle mie giornate. Un po’ di tempo è dedicato anche ad un blando studio e ad un ripasso del corso di vela. Ma è tutto leggero, senza quello spirito da leva obbligatoria che macchierebbe di nero il mio calendario bianco.
E, per dirla tutta, alla dilatazione del tempo, quasi stessimo viaggiando a velocità relativistiche, si accoppia la dissolvenza degli spazi e dei luoghi domiciliari. Come se non dovessimo più tornare o, come se fossimo già certi che, una volta tornati, non vedremo l’ora di ripartire.
Oh, magari sono solo le impressioni di un momento (cit.) ma la sensazione di essere all’inizio di un periodo particolare, al confine di un punto di non ritorno, è fortissima.


